Centro Einstein di Studi Internazionali - CESI

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Attività
Ultime Attività

Dibattito "Nucleare: sì o no?"

E-mail Stampa PDF

Il 5 maggio scorso la sezione del M.F.E. di Ivrea ha promosso con il Forum Democratico del Canavese un dibattito sul tema 


                                                                                    Nucleare: sì o no?


Ha introdotto l’incontro Roberto Palea (Presidente CESI), il quale ha svolto considerazioni sulla crucialità delle scelte energetiche per il futuro dell’umanità, esposto le varie possibili opzioni sul campo e ricordato che, in ogni caso, il problema del nucleare va affrontato con ottica europea in quanto l’Europa dovrà convivere con centrali nucleari per lungo tempo anche se, per assurdo, tutti i paesi dell’U.E. decidessero di abbandonare detta tecnologia.


Si sono poi confrontati il prof. Luigi Sertorio (Docente di Ecofisica e fisico di fama mondiale, autore di numerose pubblicazioni scientifiche e di libri di cultura scientifica) ed il prof. Massimo Zucchetti (Ordinario di protezione delle radiazioni, sicurezza e analisi dei rischi presso il Politecnico di Torino). Entrambi gli oratori hanno messo in evidenza i gravi rischi derivanti dalla possibilità di incidenti e dalla gestione delle scorie (e si sono dichiarati d’accordo, per differenti motivi, nel votare SI’ al referendum sul nucleare del 12/13 giugno), ma il prof. Zucchetti si è detto fiducioso nella capacità della scienza di offrire, in futuro, soluzioni accettabili a tali problemi. E’ seguito un lungo e partecipato dibattito.


Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Maggio 2011 15:01
 

Dibattito "Il diritto all’alimentazione:come possiamo contribuire alla lotta alla miseria e al sottosviluppo"

E-mail Stampa PDF

Mercoledì 23 marzo a Torino presso la Fondazione "Luigi Einaudi", nell’ambito del nuovo ciclo di incontri riguardanti “L’Europa di Lisbona nel mondo che cambia”, la sezione di Torino del Movimento Federalista Europeo (MFE) e il Centro Einstein di Studi Internazionali (CESI), in collaborazione con i più importanti centri studi torinesi, hanno organizzato un Dibattito sul tema Il diritto all’alimentazione: come possiamo contribuire alla lotta alla miseria e al sottosviluppo. All’incontro, presieduto da Alfonso Sabatino (presidente MFE Torino), hanno partecipato Monica Frassoni (Copresidente Partito Verde Europeo) e Carlo Petrini (Presidente Slow Food). 

Riportando una serie di recenti dati della FAO, Sabatino ha introdotto l’argomento, osservando come il crescente disagio socio-economico, legato in varie aree del mondo all’accentuarsi della fame e della povertà, a cui si accompagnano processi di instabilità politica a cascata, pone nell’epoca della globalizzazione il problema di una riconquista della sovranità alimentare. Frassoni ha aperto la sua relazione, sottolineando che nel settore l’UE attraverso la Politica Agricola Comune (PAC), l’unica vera politica comune europea, è riuscita ad assicurare il reddito ai produttori degli stati membri. La PAC si è sviluppata tuttavia in un contesto storico diverso da quello attuale, per cui risulta sempre più evidente la necessità di una sua riforma, per far fronte ai forti squilibri negli interscambi tra l’UE e i paesi terzi e all’esigenza di garantire l’autosufficienza alimentare. Occorre fornire un quadro normativo d’incentivazione di pratiche orientate alla qualità e alla sostenibilità della produzione, assicurando reddito in un quadro di equità. Nella sua relazione Petrini ha evidenziato che il sistema alimentare odierno è responsabile di una situazione ambientale disastrosa, che si traduce in perdita di fertilità dei suoli e uso smodato delle risorse idriche. Il trasferimento della logica industriale al settore agricolo ha determinato lo sviluppo di una cultura produttivistica, che ha fatto precipitare il rapporto produttore-consumatore, contribuendo alla perdita di valore del cibo. Le responsabilità si devono rintracciare non solo nelle politiche delle classi dirigenti, ma anche nella mentalità delle società odierne, soprattutto tra i giovani. Sia in Italia che nel mondo occorre agire da cittadini per riappropriarsi dei processi produttivi, promuovendo nuove strutture che consentano il ritorno alla terra.

Al termine delle relazioni è seguito un dibattito che ha visto da parte del pubblico in sala diversi interventi, tra cui quello di Paolo Ceratto (United Nations System Staff College e Consigliere SIOI), Giorgio Cingolani (Centro Studi “Sereno Regis”) e Roberto Palea (CESI), che ha rilevato come cibo e risorse naturali, che sarebbero sufficienti per soddisfare i bisogni di tutti, sono invece distribuiti in modo ingiusto e inaccettabile tra gli Stati ( a favore di quelli industrializzati) e tra le persone di ciascun Paese. Esiste l’esigenza di migliorare la loro redistribuzione, ma ciò non può avvenire senza l’intervento della politica, cioè l’arte di governare la società, nel caso in questione, a livello mondiale. E’ necessario che almeno gli stati industrializzati affrontino insieme i problemi globali, tra cui quello della fame, della miseria e del sottosviluppo. In particolare è urgente stabilire nuove regole per la cooperazione internazionale, accentrando gli aiuti allo sviluppo in in’unica istituzione internazionale che operi secondo i principi della trasparenza, democraticità, efficienza e controllo. A conclusione dei lavori, i relatori hanno concordato sul fatto che sia necessario un nuovo approccio per arrestare il depauperamento del territorio agricolo. Alla capacità individuale di agire diversamente, con maggior consapevolezza e responsabilità, si deve accompagnare un’agenda politica con proposte concrete, in grado di scavalcare gli interessi delle lobbies che dettano le linee di governo dell’attuale sistema economico internazionale.

Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Aprile 2011 13:42
 

Dibattito "Le nuove dimensioni della democrazia"

E-mail Stampa PDF

Mercoledì 19 gennaio presso la Fondazione Luigi Einaudi, nell’ambito del nuovo ciclo di incontri riguardanti “L’Europa di Lisbona nel mondo che cambia”, la sezione di Torino del Movimento Federalista Europeo (MFE) e il Centro Einstein di Studi Internazionali (CESI), in collaborazione con i più importanti centri studi torinesi, hanno organizzato un Dibattito sul tema Le nuove dimensioni della democrazia. All’incontro, presieduto da Alessandro Cavalli (Università di Pavia, Il Mulino), hanno partecipato Lucio Levi (Presidente MFE) e Massimo Salvadori (Università di Torino).

Cavalli ha introdotto l’argomento, sottolineando come nel corso dei decenni l’aumento dei paesi democratici è stato accompagnato da una crescita delle difficoltà per la democrazia. Il processo di globalizzazione ha spostato il discorso delle decisioni al di sopra delle istituzioni rappresentative e parallelamente si è registrata una crescente disaffezione della società civile, e in particolare della sua componente giovanile, verso ciò che avviene sulla scena politica delle democrazie. Levi ha aperto la sua relazione, osservando che mentre la società e l’economia si sono globalizzate, la politica è rimasta ferma ai confini degli stati, per cui la sfida del nostro tempo consiste nella realizzazione di istituzioni democratiche sovranazionali. In quest’ottica l’UE, seppur il suo processo d’integrazione sia incompleto, costituisce un modello importante grazie all’elezione diretta del Parlamento Europeo, che con il Trattato di Lisbona ha ottenuto potere di co-decisione in diversi ambiti. A rafforzare i progetti di democrazia transnazionale contribuisce non solo l’iniziativa europea, ma anche l’azione di un numero crescente di assemblee parlamentari sovranazionali in varie aree del mondo. Levi ha inoltre sottolineato l’importanza della campagna in corso per la creazione di un’assemblea parlamentare dell’Onu. Si tratta di un progetto che stimola un generale processo di riforma per rendere le Nazioni Unite un’effettiva istituzione di governo mondiale. Salvadori nel corso della sua relazione ha sottolineato che è possibile affrontare la situazione di sbandamento della democrazia solo in presenza di strumenti istituzionali operativi e di una cultura politica dominante in grado di sostenere tali istituzioni. Il problema tuttavia deriva dal fatto che i grandi stati si sono resi organici al processo di globalizzazione economica e la cosiddetta ‘plutocrazia’, espressione di grandi gruppi d’interesse internazionali privi di legittimazione, è penetrata nelle istituzioni, gettando in una forte crisi i regimi democratici. Scettico sulla possibilità di giungere a un governo mondiale, Salvadori pensa che la democrazia può ritrovare strumenti efficaci solo grazie all’azione dei grandi stati, che hanno potenzialmente gli strumenti per ristabilire un colloquio capace di dar luogo a un nuovo ordine mondiale.

Al termine delle relazioni è seguito un dibattito che ha visto da parte del pubblico in sala diversi interventi, tra cui quello di Alfonso Iozzo (membro esecutivo Unione dei Federalisti Europei) e Giorgio S.Frankel (Centro di Ricerche e Documentazione ''Luigi Einaudi''). Seppur con prospettive diverse, i relatori, a conclusione dell’incontro, hanno concordato sul fatto che una globalizzazione senza governo non è sostenibile e la cooperazione multipolare che si sta affermando evidenzia la necessità di rispondere con la politica alle sfide dell’interdipendenza globale.

Ultimo aggiornamento Martedì 22 Febbraio 2011 14:29
 

Dibattito "Il Servizio Diplomatico Europeo: potenzialità e prospettive per un' Europa Politica"

E-mail Stampa PDF

Lunedì 4 ottobre la sezione MFE di Torino in collaborazione con il CESI ha organizzato nella sede di via Schina un dibattito sul tema Il Servizio Diplomatico Europeo: potenzialità e prospettive per un'Europa Politica.
All'incontro, presieduto da Giampiero Bordino (MFE), ha partecipato Giancarlo Chevallard (presidente di Paralleli, Istituto Euromediterraneo del Nord Ovest, già dirigente nella Direzione Generale delle Relazione esterne e Capo Delegazione della Commissione europea).

La creazione del Servizio Europeo per l'Azione Esterna (SEAE) ha costituito secondo Chevallard un'importante innovazione introdotta dal Trattato di Lisbona, perché ha toccato un settore, quello della politica estera, che rappresenta la nicchia più sensibile della sovranità nazionale. Decidendo di riunire i propri apparati in un'unica struttura, i paesi membri hanno indubbiamente voluto segnare un cambiamento in direzione di un ruolo internazionale dell'Unione più concreto e coerente. Il SEAE può infatti contare su un maggior potere d'iniziativa, in quanto è dotato di capacità giuridica ed autonomia di bilancio. Ciò non implica tuttavia l'avvio di un'iniziativa diplomatica sovraordinata, in quanto le diplomazie nazionali continueranno ad avere un ruolo influente. In quest'ottica occorrerà sviluppare una cultura comune tra strutture diverse, affinché contribuiscano alla formazione di un solido ed efficiente personale europeo. Si tratta di un fattore importante che sarà necessario anche per evitare problemi di conflittualità interna tra le cariche comunitarie, dato che il SEAE ha il compito non solo di assistere l'Alto Rappresentate per la Politica Estera e di Sicurezza, ma anche i Presidenti del Consiglio e della Commissione. Un altro aspetto da considerare riguarda la difficoltà dei paesi terzi e delle agenzie ONU ad accettare una rappresentanza dell'UE e la tendenza a rivolgersi soprattutto ai grandi paesi europei.

Nel corso dell'incontro sono intervenuti Roberto Palea (presidente CESI), Sergio Pistone (Ufficio Formazione MFE), Alfonso Sabatino (segretario regionale AICCRE), Emilio Cornagliotti (segretario regionale MFE) ed Alfonso Iozzo (membro esecutivo UEF). A conclusione del dibattito Chevallard ha sottolineato che il servizio diplomatico europeo può fornire un valore aggiunto all'Unione, contribuendo a dare un'identità alle iniziative comunitarie.
I paesi membri devono però dimostrare la volontà di entrare in una maggior dinamica e di affrontare l'insieme di sfide a cui è chiamata l'UE. A fronte del mutamento delle issues internazionali, l'Europa sarà d'altra parte inevitabilmente costretta a dotarsi di nuovi e più solidi strumenti che le consentiranno di accelerare il passo verso l'unione politica.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 26 Novembre 2010 16:49
 

Convegno "Dollaro, euro: quale assetto monetario dopo la crisi?"

E-mail Stampa PDF

Martedì 8 giugno presso la Fondazione Luigi Einaudi di Torino si è tenuto l’ultimo incontro del ciclo L’Europa di Lisbona nel mondo che cambia, promosso dal CESI-MFE in collaborazione con altri centri studi e associazioni torinesi, che ha avuto come tema Dollaro, euro: quale assetto monetario internazionale dopo la crisi?. Al convegno, presieduto da Andrea Comba (Università di Torino), sono intervenuti Giorgio S.Frankel (Centro di Ricerca e Documentazione “Luigi Einaudi”), Paolo Migliavacca (Il Sole 24 Ore) e Antonio Mosconi (CESI), esprimendo il loro punto di vista sulle possibili reazioni all’instabilità del quadro economico mondiale.
Frankel nella sua relazione ha sottolineato che mentre un tempo il mondo occidentale era il know-how dell’economia internazionale, oggi con la globalizzazione sono emersi nuovi attori. Tra questi, stati arabi del Golfo, Cina e Brasile non solo hanno registrato crescenti interscambi commerciali, ma alla luce della crisi del dollaro, al quale sono ancorate gran parte delle loro riserve valutarie, hanno rafforzato la cooperazione, evidenziando l’esigenza di una riforma del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Migliavacca nel suo intervento ha sostenuto che la crisi prima della moneta americana e ora dell’euro segnala un problema sistemico di governance. Considerando i processi d’integrazione in corso in Africa e America Latina, la creazione di monete regionali può rappresentare una soluzione, ma iniziative simili possono avere successo solo in presenza di determinati fattori, in particolare la fiducia tra i paesi coinvolti e una volontà di cooperazione superiore alle rivalità nazionali. Mosconi infine nella sua relazione ha osservato che la crisi ha toccato dimensioni tali da richiedere un cambiamento. Come suggerito dal governatore della banca centrale cinese, si potrebbe partire con un sistema multicurrency, sviluppando l’impiego dei diritti speciali di prelievo del FMI per garantire un paniere di valute più ampio che sul modello dell’ecu, antesignano dell’euro, ponga le premesse per la creazione di una moneta globale.
Al termine delle relazioni è seguito un dibattito che ha visto da parte del pubblico in sala diversi interventi, tra cui quello di Alfonso Iozzo (membro esecutivo UEF) che ha sottolineato come il ricorso alle svalutazioni competitive e all'inflazione, oltre alle speculazioni finanziarie, colpisca direttamente i cittadini e il loro potere d'acquisto. Solo le scelte che garantiscono la stabilità monetaria possono tutelarli  e si possono di conseguenza definire veramente democratiche. Mettendo da parte l’ipotesi di un ritorno a Bretton Woods e di un nuovo accordo euro-americano, i relatori, a conclusione dell’incontro, hanno quindi ribadito la necessità di un ordine monetario mondiale più cooperativo a favore del quale l’Europa, impegnata a risolvere il dilemma di una moneta senza stato, possa svolgere ancora una volta un’azione propulsiva.

 


Pagina 3 di 3

Calendario

November 2017
S M T W T F S
29 30 31 1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 1 2